In Italia come in tutta Europa le forze politiche si rincorrono per dimostrare chi è più duro contro l’immigrazione irregolare. In questi giorni l’Italia si appresta ad avere un governo guidato da forze politiche che hanno fatto del contrasto all’immigrazione un perno del proprio consenso.

Noi invece crediamo che sia necessario ridiscutere le basi delle politiche migratorie fin qui sviluppate in Europa, per evitare una deriva pericolosa di ingiustizia e discriminazione sociale. Per fare questo siamo pronti a fare richieste e proposte concrete, e lo faremo in coordinamento con altri movimenti europei.

16 Maggio 2018 - Ore 11.30
Sala stampa della Camera dei Deputati
Via della missione 4, 00186 Roma

Forum Per cambiare l’ordine delle cose
presenta

EQUAL RIGHTS TO
MOVE
FOR EQUAL RIGHTS

Il Forum Per cambiare l’ordine delle cose è nato il 3 Dicembre 2017 con un’assemblea nazionale di oltre 500 persone a Roma e in questi 5 mesi si è allargato coinvolgendo oltre venti associazioni e movimenti di 10 regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Campania e Basilicata).
Il 16 Maggio 2018, presso la sala stampa della camera dei deputati in Via della missione 4, 00186 Roma, il forum lancia la campagna "Equal rights to move, move for equal rights".
Per avere maggiori informazioni sulle iniziative legate alla compagna cliccare qui 
Per accreditarsi compilare il form

E' obbligatoria la giacca

Saranno presenti:

Gianpaolo Mosca, Mimma D’Amico e Mamadou Kwasi del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta

Nicoletta Dentico - Banca Etica, Andrea Segre - ZaLab, Giulio Marcon - ed. Gli Asini, Silvja Manzi, tesoriere di Radicali italiani, che presenterà l'Ice "Welcoming Europe. Per un'Europa che accoglie"

Rappresentanti di Baobab Experience, Asinitas, MSF, Amnesty, Coordinamento Sans Papiers, Centro Astalli

Forum territoriale "Per cambiare l'ordine delle cose" di Como, Bolzano, Bologna, Brescia

In collegamento via Skype da Parigi un rappresentante de Les Etats Generaux des Migrations

Info: percambiarelordinedellecose@zalab.org

E' possibile sostenere le iniziative del forum "Per cambiare l'ordine delle cose" effettuando una donazione sul conto di Associazione culturale ZaLab ( IT39Y0501812101000011174646 ) con la casuale "Forum Per cambiare l'ordine delle cose"


Per aderire o per richiedere informazioni, seguite il gruppo facebook e iscrivetevi alla mailing list del forum, specificando la città e la regione di provenienza:


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MANIFESTO DEL FORUM PER CAMBIARE L’ORDINE DELLE COSE

Versión en Francés
English Version


Scarica il manifesto in PDF

Noi non vogliamo che le persone arrivino sulle nostre coste con i barconi,
per questo vogliamo che possano viaggiare o chiedere protezione senza rischiare la vita.

Noi non vogliamo che le organizzazioni di trafficanti continuino a crescere,
per questo vogliamo che le persone non debbano rivolgersi a loro per muoversi o per fuggire.

Noi non vogliamo che le persone rinuncino ad aiutare lo sviluppo dei propri paesi,
per questo vogliamo che possano decidere di rimanere, emigrare, tornare in modo libero e legale.

Noi non vogliamo che le persone siano costrette a scappare da guerre e carestie,
per questo vogliamo fermare la vendita di armi ad altri paesi e una finanza predatoria che scommette perfino sul prezzo del cibo.

Noi non vogliamo perdere la libertà di movimento ottenuta in Europa dopo secoli di guerre e separazioni,
per questo crediamo che l’unico modo per mantenerla sia allargarla, condividerla anche con gli altri. 

Noi non vogliamo che razzismo e xenofobia crescano nelle società e nelle democrazie Europee,
per questo vogliamo lavorare tutti insieme per far crescere e condividere diritti e opportunità. 

Noi non vogliamo che una cattiva gestione dell’accoglienza crei tensioni e disagio nella società,
per questo vogliamo che sia destinata a chi ne ha bisogno e non sia concentrata in luoghi massificati, ma diffusa.

Noi non vogliamo che i soldi dei contribuenti siano utilizzati per politiche migratorie inefficaci e onerose,
ma vogliamo politiche efficaci di redistribuzioni delle ricchezze a livello globale.

Noi non vogliamo perdere le nostre culture,
per questo vogliamo che crescano e si arricchiscano nel confronto con le altre.

Per tutto questo il 3 dicembre 2017 a Roma abbiamo dato vita al Forum Per cambiare l’ordine delle cose, a cui hanno partecipato da decine di città italiane e non solo più di 500 persone,  attive nella costruzione quotidiana di una società sempre più aperta e solidale. 

Da qui in avanti chiediamo a chiunque si riconosca in questo percorso di diffondere nelle proprie città e nei propri quartieri le idee e le proposte emerse nel Forum.
Chiunque potrà utilizzare quanto emerso dai lavori del 3 dicembre per far crescere nella società italiana ed europea la l’idea che l’immigrazione è un’opportunità e non una minaccia.

In particolare ci siamo soffermati sulle seguenti proposte la cui applicazione farebbe cambiare l’Ordine delle Cose :


  1. Riattivare l'effettiva possibilità di ingresso regolare per motivi di lavoro ed aprire nuovi canali di ingresso per ricerca di lavoro permettendo altresì la regolarizzazione anche di a chi è già presente sul territorio nazionale. Costruire tavoli territoriali per promuovere il coinvolgimento di Università, Enti Locali, Terzo Settore e Impresa nella costruzione di partenariati volti all’ingresso regolare.

  2. Sostenere la riforma del Regolamento Dublino nella direzione indicata dal Parlamento Europeo rafforzando la tutela per i minori non accompagnati e, favorire meccanismi di accesso protetto per richiedenti asilo potenziando i canali umanitari già sperimentati. Promuovere l’urgente attivazione di una iniziativa straordinaria di “evacuazione umanitaria” dalla Libia verso Paesi sicuri nei quali potere godere di protezione.

  3. Cancellare gli accordi di esternalizzazione delle frontiere con i paesi terzi finalizzati al contenimento delle partenze, ai respingimenti e ai rimpatri forzati, denunciando al tempo stesso l’utilizzo strumentale dei fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Le risorse liberate potranno così essere investite nel finanziamento dei canali legali indispensabili all’efficace smantellamento della rete dei trafficanti.  

  4. La richiesta d’asilo non può essere l’unica modalità di entrata; per cambiare questa situazione bisogna da una parte ampliare le nozioni di protezione internazionale e umanitaria e dall’altra aprire vie di entrata regolare non di protezione, ma di progetto migratorio volontario.

  5. Avviare un percorso stringente finalizzato al reale superamento dei CAS e di ogni altra forma di accoglienza emergenziale integrando i servizi di accoglienza nel sistema dei servizi sociali locali migliorando in tal modo il welfare per tutti nella sua capacità di fornire servizi di inclusione basati sulla partecipazione sociale e politica dei migranti, anche in coordinamento con il mondo del volontariato e dell’attivismo sociale evitando approcci meramente assistenziali.

  6. Le dimensioni anche numeriche della presenza di persone che hanno subito traumi estremi nonché le vittime di tratta, rende questo tema non una questione tecnica per addetti ai lavori, ma una questione sociale di grande respiro, che richiede metodologie di intervento competenti e innovative attualmente non diffuse.

  7. Prevedere una reale trasparenza delle politiche pubbliche riguardanti le politiche migratorie a livello internazionale rendendo pubblici gli accordi, anche di polizia, i protocolli d'intesa, e i programmi con Paesi terzi con i relativi finanziamenti .

  8. Creare spazi di incontro e formazione per progettare percorsi contro l’odio e l’esclusione.

  9. Sfidare la narrazione razzista e tossica del noi contro loro e il discorso di odio, attraverso un’informazione corretta in linea con i principi della Carta di Roma e una comunicazione positiva del fenomeno migratorio che restituisca protagonismo ai migranti.

  10. Un potenziamento dei servizi di consulenza e supporto legale che favoriscano l'effettivo accesso delle  persone offese alla giustizia .



Molti altri sono i temi emersi e li renderemo pubblici nei prossimi giorni.
Oltre agli appuntamenti che le tante realtà locali potranno organizzare nei loro territorio, il Forum lancerà a breve appuntamenti nazionali e internazionali. Il primo possiamo già annunciarlo oggi:
il 31 gennaio porteremo le proposte del Forum a Bruxelles, al Parlamento Europeo.
Solo uniti, in tanti e tante ce la possiamo fare. 

E da oggi lo siamo.




Per info e contatti


http://pclodc.blogspot.it
percambiarelordinedellecose@zalab.org



DESTINITY - il suo destino è il nostro.

Perché non posiamo più aspettare ad agire.


Potremmo spendere pagine e pagine per alzare il nostro urlo di dolore per Destinity e per tutte e tutti i Destinity vittime della Fortezza Europa. Sarebbe giusto e necessario.
Ma siamo arrivati ad un punto tale per cui indignazione e domande non bastano più.
E’ arrivato il tempo delle alternative e delle risposte.

Ci rivolgiamo a tutti gli esseri umani che non accettano di vedere la propria condizione umiliata da scelte politiche che ci costringono ad accettare conseguenze disumane.

Ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono reagire a questo ordine delle cose.
A chi sente vibrare la pelle e tremare il cuore quando pensa che noi stiamo accettando la morte di madri incinte, bambini, ragazzi e ragazze che stanno commettendo l’unico errore di volersi muovere e che spesso devono muoversi.


Dobbiamo avere la forza di immaginare e proporre un sistema diverso, che non abbia come inevitabile conseguenza l’umiliazione dell’umanità e la violazione delle vite e dei diritti.

Perché oggi il sistema “democratico” con cui la questione migratoria viene gestita prevede strutturalmente queste conseguenze.
I gendarmi francesi che hanno riportato indietro Destinity non verranno processati.
Hanno agito secondo un ordine operativo ben preciso.
Così come i militari e i funzionari italiani che gestiscono le operazioni sul confine libico non verranno processati. 
Nemmeno conosciamo i loro nomi.
Agiscono per far funzionare le cose come le istituzioni chiedono loro e come l’opinione pubblica accetta che funzionino.
Allora adesso spetta all’opinione pubblica costruire altre risposte.
Risposte che abbiamo il coraggio di non parlare di “diritti dei migranti”, perché tale definizione tematica costituisce un ghetto mediatico, che ci sta allontanando dal centro della questione.

Dobbiamo mettere al centro la nostra dignità comune, il coraggio di non rinunciare a principi di civiltà che continuiamo a ritenere fondamentali nelle nostre vite ( o siamo pronti ad essere detenuti o uccisi anche noi perché vogliamo viaggiare?).
Dobbiamo mettere al centro la giustizia sociale, quella che prevede che le ricchezze vanno distribuite verso chi ne ha bisogno, al di là delle proprie origini etniche, e che i privilegi e le furbizie fiscali non vanno invidiati, ma combattuti.
Dobbiamo mettere al centro i principi di solidarietà, che non significa essere caritatevoli con i poveri, ma distribuire fatiche e vantaggi, impegni e diritti in modo equo in diversi territori, senza proteggere luoghi di elite e schiacciare periferie a cui affidare tutti i pesi sociali.
Dobbiamo mettere al centro il diritto alla mobilità, alla scelta personale di raggiungere un luogo dove c’è qualcuno che ti aspetta o dove sai che c’è lavoro o dove hai voglia di studiare, facendo diventare questo diritto un perno di cambiamento dell’ordine delle cose, con il coraggio di farlo diventare principio capace di guidare scelte pragmatiche di gestione del fenomeno migratorio che riguarda le vite di tutti noi (alzi la mano chi fa parte di una famiglia dove tutti sono stati o sono “a casa sua”).

Dobbiamo insomma avere il coraggio insieme di studiare e avanzare proposte.
Partendo dai territori e puntando ad incidere a livello europeo.
Come? Con un partito nuovo? Nossignori, con un movimento di opinione, di azione e di pressione sociale.
Non un movimento per i migranti.
Un movimento per la dignità umana e la giustizia sociale di tutti noi.
Non dobbiamo aiutare i migranti, dobbiamo toglierci da questo imbuto maledetto che ci costringe ad accettare la morte di Destinity come conseguenza strutturale della nostra protezione. Nostra di chi? Quale protezione?

In dieci città si sono riunite decine di persone che hanno dato vita ai Forum Territoriali.
Ognuno ha eletto un rappresentante che fa parte del coordinamento nazionale insieme ai rappresentanti delle organizzazioni che hanno fatto nascere il Forum (MSF, Amnesty International, Naga, Banca Etica, ZaLab).
Il coordinamento nazionale si è messo in contatto con movimenti europei che hanno gli stessi scopi.
Stiamo costruendo una mobilitazione europea in questa direzione che da maggio a fine anno cercherà di far crescere idee e proposte. 

Molte persone che fanno parte di questo percorso sono operatori dell’accoglienza, educatori, assistenti legali, mediatori interculturali, perché agendo da anni su questo territorio conoscono bene la situazione e ne comprendono le tragiche dinamiche. Ma anche tanti cittadini semplici si stanno unendo al percorso.
Se abitate nelle città dove il Forum già esiste (Milano, Verona, Bolzano, Padova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Caserta, Potenza) prendete contatti e partecipate agli incontri che nelle prossime settimane prepareranno la mobilitazione europea.
Se nella vostra città il Forum non si è ancora formato potete farlo voi direttamente.
Scrivete a percambiarelordinedellecose@zalab.org e vi daremo le informazioni necessarie.

Invitiamo anche le ONG, associazioni, organizzazioni sindacali, cooperative interessate al percorso di aderire. Ma non ci basta un’adesione formale, non raccogliamo firme on line, costruiamo azioni e percorsi off line, città per città verso il cuore d’Europa. Quindi vi chiedo o di nominare un vostro rappresentante che partecipi al coordinamento nazionale stabilmente (se siete un’associazione nazionale) o di prendere contatto con i Forum territoriali o di aiutarne la nascita se ancora non ci sono.

Dopo anni di incontri, dibattiti, discussioni ora è arrivato il tempo dell’azione comune e della proposta.
Se no saremo sempre solo capaci di fare post di indignazione su Facebook ed è assolutamente inutile, perché su Facebook vincono le parole d’ordine e le parole d’ordine fanno vincere i signori della paura o ci costringono agli slogan umanitari, che non sono ciò che ora ci serve.

Proviamoci tutti insieme e subito, se la dignità umana ci sembra ancora un principio importante.