16 ottobre, "Resisti con noi!" presidio in Piazza Broletto a Lodi


Nelle ultime settimane ha avuto grande eco la delibera della Sindaca di  Lodi, ripresa da molti organi di stampa e media, che impedisce ai bambini stranieri di pranzare alle mense delle scuole della città e di utilizzare i servizi di scuolabus.
Per l’anno scolastico 2018-2019, la delibera prevedeva che i genitori nati fuori dall’Unione Europea dovessero presentare, oltre l’ISEE,  una certificazione relativa alle proprietà di beni immobili o mobili, rilasciata dallo Stato di provenienza e tradotta e autenticata dall’autorità consolare italiana.
Molti genitori si sono attivati per ottenere tali certificati ma questo tipo di documenti è molto difficile se non impossibile da ottenere nei Paesi di origine per la mancanza di un sistema di catasto e registri. Per i pochi che ci sono riusciti, come Hajat intervistata dalla trasmissione televisiva Piazzapulita, il Comune li ha respinti per ragioni che la donna dice di non aver compreso.
Il risultato è la discriminazione di bambine e bambini quotidianamente umiliati e separati dai compagni di classe in momenti essenziali della vita scolastica quali la condivisione del pasto e i trasporti.
Mentre l’ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – fa sapere in una nota che “si sta mobilitando su questo fronte e ha introdotto una azione collettiva contro il Comune di Lodi (prima udienza il 6/11/2018 volta a ottenere la rimozione del Regolamento”, e il Coordinamento Uguali Doveri comunica la sospensione della raccolta fondi che ha raggiunto la cifra necessaria a coprire le spese necessarie per tutti i bambini lodigiani fino a fine 2018
NOI, TUTTE e TUTTI, POSSIAMO ANCORA FARE QUALCOSA PER LE BAMBINE E I BAMBINI DI LODI:
Sei un educatore,un insegnate, un pedagogista o semplicemente un cittadino che vuole la rimozione del Regolamento?
Scrivi una mail  alla Sindaca Sara Casanova sindaco@comune.lodi.it, al Vicesindaco lorenzo.maggi@comune.lodi.it, all'Assessore ai servizi sociali suellen.belloni@comune.lodi.it e all'Assessore all'istruzione giuseppina.molinari@comune.lodi.it
Non vuoi restare con le mani in mano?
Partecipa al presidio in Piazza Broletto a Lodi martedì 16 Ottobre  dalle ore 8:30 alle ore 20:30 (info e dettagli alla pagina Facebook)



10 novembre, manifestazione nazionale | Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini


L’assemblea che si è svolta domenica 14 ottobre a Roma, dopo un’intensa discussione che ha fatto emergere l’urgenza di una presa di parola collettiva contro la deriva razzista e fascista del paese, ha deciso di lanciare una sfida al governo cogliendo il tempo della conversione in legge del Decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, considerato un preoccupante attacco generalizzato ai diritti e alle libertà di tutti e tutte.
Di seguito i punti della piattaforma approvata e l’appello a tutte le realtà sociali e politiche, ai cittadine e alle cittadine di aderire e partecipare.
Nei prossimi giorni verranno definiti orari e percorso della manifestazione.
  • Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.
  • Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.
  • Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.
  • Contro l’esclusione sociale.
  • No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.
  • Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione.
Per queste ragioni convochiamo una MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.
Piattaforma approvata dall’assemblea antirazzista del 14 ottobre a Roma



Il 16 e 17 Giugno si è svolto a Bardonecchia un incontro promosso da. Asgi. Re.Co.sol Move 
(per Cambiare l'Ordine delle Cose) Tous Migrants su: "Forum Internazionale sulla riforma del sistema asilo in Europa Accoglienza, solidarietà e libera circolazione delle persone". 
L'incontro molto partecipato con realtà presenti da tutta Italia e dalla vicina Francia
 hanno lanciato il seguente Appello


Centro Congressi Palazzo delle Feste, Bardonecchia

USCIRE DAL VICOLO CIECO

 Appello del Forum di Bardonecchia per un’Europa spazio di libertà, sicurezza e giustizia per tutti

Constatato che a quasi 70 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritto dell’Uomo (10 dicembre 1948)i diritti sanciti da quella Dichiarazione sono violati in misura crescente e che in particolare nell'ultimo decennio si è assistito a un aumento costante di vittime di persecuzioni e di conflitti armati interni, nonché di conflitti internazionali le cui concause spesso conducono alle politiche miopi attuate per molti decenni, e anche recentemente, dagli stati europei.
Constatato altresì che l'arrivo in Europa dal 2015 di un maggior numero di rifugiati rispetto al passato (e comunque in dimensioni assolutamente sostenibili, ben lontane dall'allarmismo politico e mediatico) pur essendo un fatto inevitabile e prevedibile è stata gestito con grande incapacità mettendo in luce una profonda crisi dei valori etici e giuridici su cui si dovrebbe fondare l’Unione Europea. 

Valutato che l'aumento dei rifugiati in Europa ha indotto la quasi totalità degli Stati dell'Unione a restringere le procedure di ingresso e soggiorno per lavoro dei cittadini stranieri inasprendo un quadro generale già caratterizzato in precedenza da una sostanziale chiusura dei canali regolari di ingresso per motivi diversi dalla protezione e che detta scelta errata ha prodotto una profonda distorsione delle procedure di asilo in tutti i Paesi europei.

Ritenuto inderogabile ed urgente che l'Europa esca dall'attuale vicolo cieco recuperando i valori di equità, libertà e giustizia sui quali è nata.
Il Forum Internazionale tenutosi a Bardonecchia il 17 giugno 2018 lancia un appello ai governi della UE, alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e al Consiglio Europeo, affinché, nell'ambito delle rispettive competenze, ogni istituzione operi per attuare quanto si propone di seguito

1.

L’Europa ritrovi la propria identità di continente fondato sul rispetto dei diritti umani fondamentali e sul riconoscimento del diritto di asilo a coloro che giungono in Europa in fuga da guerre e persecuzioni e si ponga fine alla indegna criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie che, spesso supplendo alle gravi carenze degli Stati, prestano soccorso e assistenza ai migranti nel mare Mediterraneo, alle frontiere esterne e a quelle interne.

2.

Venga attuato al più presto un nuovo vasto programma europeo di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo che si svolga con modalità tali da assicurare un efficace coordinamento dei soccorsi tra i diversi paesi dell'Unione e che assicuri l'individuazione di un porto sicuro nel minor tempo possibile.

3.

Vengano annullati gli accordi e i partenariati con Stati (o loro presunti rappresentanti) che non garantiscano il rispetto dei diritti umani e non siano firmatari della principali convenzioni internazionali in materia e, comunque non venga sostenuto, anche sul piano finanziario, l’utilizzo di forze marittime o militari armate per limitare o impedire il diritto di migranti e richiedenti asilo di lasciare i Paesi di transito e dirigersi verso il territorio dell'Unione per chiedervi protezione

4.

Al fine di avvicinare la protezione a chi ne ha più bisogno e contrastare realmente il traffico criminale dei migranti, venga avviato al più presto un adeguato Piano Europeo di reinsediamento, con quote vincolanti per ogni Paese dell'Unione, di persone in chiaro bisogno di protezione che si trovino in paesi terzi sottoposti ad arrivi e presenze massicce e che non possono fornire ai rifugiati e ai displaced persons adeguati standard di protezione materiale e giuridica 

5.

Venga abbandonata definitivamente l’idea di potere definire un Paese terzo come “sicuro” a meno che tale Paese preveda nella sua legislazione e nella prassi concreta lo status di rifugiato secondo quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e dal Protocollo del 1967, nonché preveda e garantisca l'applicazione effettiva di altre forme giuridiche di protezione che escludano la possibilità che un migrante sia rimpatriato o inviato in un altro Paese nel quale potrebbe essere esposto a persecuzioni, torture o trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti. 
In tal senso inaccettabile risulta la politica attuale dell'Italia e della Unione Europea verso la Libia, paese nel quale sono bloccate decine di migliaia di persone totalmente prive di ogni protezione giuridica e materiale e sono esposte a torture e a ogni altra forma di violenza.

6.

Cessino immediatamente i respingimenti illegittimi di minori stranieri non accompagnati tra i diversi Paesi europei e in particolare quelli verso l'Italia effettuati dalle autorità francesi svizzere in violazione della normativa internazionale, comunitaria e francese e siano resi più celeri i ricongiungimenti familiari ai sensi del Regolamento Dublino affinché i minori non accompagnati e gli altri richiedenti asilo titolari di tale diritto possano ricongiungersi regolarmente ai loro familiari e non siano costretti ad attraversare irregolarmente le frontiere interne all'UE.

7.

Già a partire dalla riunione del Consiglio Europeo del 28 giugno 2018 i Governi italiano e francese, nonché tutti gli altri Stati dell’Unione si impegnino a sostenere il testo di riforma del Regolamento Dublino III votato dal Parlamento Europeo nel novembre 2017, migliorando quanto più possibile le disposizioni che in quel testo riguardano la condizione dei minori stranieri non accompagnati, e si impegnino a condurre ad esito positivo il processo di riforma in modo di dotare l’Europa entro il 2018 di un nuovo Regolamento che superi definitamente il criterio che attribuisce l’esame della domanda di protezione al primo paese nel quale il richiedente fa ingresso irregolare introducendo un bilanciamento tra il criterio di una distribuzione vincolante dei richiedenti asilo tra tutti i paesi europei basata su parametri oggettivi e il criterio della valorizzazione dei legami significativi del richiedente con un determinato Paese.

8.

Si giunga quanto prima a una modifica dell’attuale normativa dell’Unione che conduca al “mutuo
riconoscimento degli status di protezione internazionale” prevedendo quindi per i beneficiari di protezione non solo di potere liberamente circolare in Europa, ma, in presenza di condizioni adeguate e verificabili, di potere soggiornare per studio o per lavoro in un Paese diverso da quello che ha riconosciuto la protezione.

9.

Si armonizzino maggiormente i sistemi di accoglienza dei richiedenti asilo nei diversi Stati dell'Unione, oggi troppo diversi tra loro, nella direzione indicata dai modelli di accoglienza “diffusa”
ed “integrata” nei territori con una gestione affidata alle comunità locali, realizzando in tal modo condizioni di libertà e dignità per i richiedenti asilo e accelerando i processi di integrazione socioculturale.

10.

Nella consapevolezza che è inderogabile aprire canali regolari di accesso per motivi diversi dalla protezione in modo da evitare, come oggi accade, che la domanda di asilo sia sostanzialmente l’unico canale di accesso all’Europa, con tutte le gravi distorsioni che ciò comporta, va attivato con priorità un processo di riforma del diritto dell’Unione che introduca una regolamentazione comune degli ingressi regolari di migranti provenienti da Stati terzi per motivi di lavoro, di ricerca di lavoro, di studio e formazione.


In collaborazione con il Comune di Oulx-il Comune di Briançon

Forum Internazionale sulla riforma del sistema asilo in Europa

Accoglienza, solidarietà e libera circolazione delle persone


Palazzo delle Feste Bardonecchia
16 -17 Giugno 2018

(Foto scattata nel mese di marzo 2004 a Niamey Niger F. Guerra Recosol )

Sabato 16 Giugno ore 16,30 Piazza Alcide De Gasperi
Sit-In del Forum incontro con esperienze del territorio

Equal Rights To
Move
For Equal Rights

Il Forum non è un movimento per i diritti dei migranti, ma un movimento per cambiare le politiche migratorie nazionali ed europee, che oggi come oggi producono danni e violazioni allo stato di diritto e al tessuto democratico delle nostre società. Cambiare le politiche migratorie significa migliorare le politiche sociali e culturali per tutti noi. Cambiare le politiche migratorie significa migliorare la politica estera e le strategie di cooperazione dell’Italia e dei Paesi europei.
Il Forum Per cambiare l’ordine delle cose è nato il 3 Dicembre 2017 con un’assemblea nazionale di oltre 500 persone a Roma e in questi 6 mesi si è allargato coinvolgendo oltre venti associazioni e movimenti di 10 regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Campania e Basilicata)
Ci siamo uniti, per rilanciare nella società proposte di cambiamento chiare, concrete, ma anche coraggiose. La campagna attraversa tutto il paese da Caserta a Bardonecchia, passando per Parigi, dove abbiamo un grande movimento francese che si muove nella nostra stessa direzione, les Etats Généraux des Migrations.
Il Forum Per Cambiare l'Ordine delle Cose in collaborazione con ASGI e les Etats Généraux des Migrations promuove iniziative che si svolgeranno il 16 e il 17 giugno tra Bardonecchia e Briançon. Insieme, con un appuntamento speculare al di qua e al di là del confine tra Italia e Francia, ci ritroveremo per dare forza a chi lavora sul territorio e per discutere delle politiche migratorie. Chiediamo a tutti coloro che credono nella necessità di immaginare questo cambiamento di unirsi a noi. Per info e contatti http://pclodc.blogspot.com

Domenica 17 Giugno Palazzo delle Feste ore 9-14
Interverranno

Francesco Avato Sindaco Comune di Bardonecchia
Gerard Fromm Sindaco Comune di Briançon
Monica Cerutti Assessore Cooperazione decentrata e Immigrazione Regione Piemonte
Elly Schlein Europarlamentare relatrice della revisione del Regolamento di Dublino per il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo
Lorenzo Trucco Presidente Asgi - Il reato di solidarietà
Elena Rozzi Consiglio direttivo Asgi - Minori non accompagnati “in transito”: tra diritto alla protezione e respingimenti alle frontiere interne
Loretta Malan, Responsabile dei Servizi Inclusione della Diaconia Valdese - Lampedusa e Ventimiglia altre frontiere
Andrea Segre, Regista - Forum Per cambiare l’ordine delle cose
Paolo De Marchis Sindaco Comune di Oulx, presidente Conisa - Progetto accoglienza alta valle
Enrico Tavan, Coordinamento Recosol Assessore Avigliana - Progetto di accoglienza bassa valle
Pietro Ainardi Preside Istituto Istr. Superiore Des Ambrois - La scuola incontra il mondo
Stéphanie Besson Tous Migrants - Accoglienza migranti in frontiera

Coordinerà Gianfranco Schiavone vicepresidente Asgi
Presentazione dell’appello del Forum Internazionale di Bardonecchia per la riforma del sistema asilo in Europa

Spazio aperto per interventi

Rete comuni solidali- Comuni della Terra per il Mondo www.comunisolidali.org segre. 0122 48934 - 011 9724236 coordinamento@comunisolidali.org percambiarelordinedellecose@zalab.org http://pclodc.blogspot.com


E' possibile sostenere le iniziative del forum "Per cambiare l'ordine delle cose" effettuando una donazione sul conto di Associazione culturale ZaLab ( IT39Y0501812101000011174646 ) con la casuale "Forum Per cambiare l'ordine delle cose"


Per aderire o per richiedere informazioni, seguite il gruppo facebook e iscrivetevi alla mailing list del forum, specificando la città e la regione di provenienza:


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MANIFESTO DEL FORUM PER CAMBIARE L’ORDINE DELLE COSE

Versión en Francés
English Version


Scarica il manifesto in PDF

Noi non vogliamo che le persone arrivino sulle nostre coste con i barconi,
per questo vogliamo che possano viaggiare o chiedere protezione senza rischiare la vita.

Noi non vogliamo che le organizzazioni di trafficanti continuino a crescere,
per questo vogliamo che le persone non debbano rivolgersi a loro per muoversi o per fuggire.

Noi non vogliamo che le persone rinuncino ad aiutare lo sviluppo dei propri paesi,
per questo vogliamo che possano decidere di rimanere, emigrare, tornare in modo libero e legale.

Noi non vogliamo che le persone siano costrette a scappare da guerre e carestie,
per questo vogliamo fermare la vendita di armi ad altri paesi e una finanza predatoria che scommette perfino sul prezzo del cibo.

Noi non vogliamo perdere la libertà di movimento ottenuta in Europa dopo secoli di guerre e separazioni,
per questo crediamo che l’unico modo per mantenerla sia allargarla, condividerla anche con gli altri. 

Noi non vogliamo che razzismo e xenofobia crescano nelle società e nelle democrazie Europee,
per questo vogliamo lavorare tutti insieme per far crescere e condividere diritti e opportunità. 

Noi non vogliamo che una cattiva gestione dell’accoglienza crei tensioni e disagio nella società,
per questo vogliamo che sia destinata a chi ne ha bisogno e non sia concentrata in luoghi massificati, ma diffusa.

Noi non vogliamo che i soldi dei contribuenti siano utilizzati per politiche migratorie inefficaci e onerose,
ma vogliamo politiche efficaci di redistribuzioni delle ricchezze a livello globale.

Noi non vogliamo perdere le nostre culture,
per questo vogliamo che crescano e si arricchiscano nel confronto con le altre.

Per tutto questo il 3 dicembre 2017 a Roma abbiamo dato vita al Forum Per cambiare l’ordine delle cose, a cui hanno partecipato da decine di città italiane e non solo più di 500 persone,  attive nella costruzione quotidiana di una società sempre più aperta e solidale. 

Da qui in avanti chiediamo a chiunque si riconosca in questo percorso di diffondere nelle proprie città e nei propri quartieri le idee e le proposte emerse nel Forum.
Chiunque potrà utilizzare quanto emerso dai lavori del 3 dicembre per far crescere nella società italiana ed europea la l’idea che l’immigrazione è un’opportunità e non una minaccia.

In particolare ci siamo soffermati sulle seguenti proposte la cui applicazione farebbe cambiare l’Ordine delle Cose :


  1. Riattivare l'effettiva possibilità di ingresso regolare per motivi di lavoro ed aprire nuovi canali di ingresso per ricerca di lavoro permettendo altresì la regolarizzazione anche di a chi è già presente sul territorio nazionale. Costruire tavoli territoriali per promuovere il coinvolgimento di Università, Enti Locali, Terzo Settore e Impresa nella costruzione di partenariati volti all’ingresso regolare.

  2. Sostenere la riforma del Regolamento Dublino nella direzione indicata dal Parlamento Europeo rafforzando la tutela per i minori non accompagnati e, favorire meccanismi di accesso protetto per richiedenti asilo potenziando i canali umanitari già sperimentati. Promuovere l’urgente attivazione di una iniziativa straordinaria di “evacuazione umanitaria” dalla Libia verso Paesi sicuri nei quali potere godere di protezione.

  3. Cancellare gli accordi di esternalizzazione delle frontiere con i paesi terzi finalizzati al contenimento delle partenze, ai respingimenti e ai rimpatri forzati, denunciando al tempo stesso l’utilizzo strumentale dei fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo. Le risorse liberate potranno così essere investite nel finanziamento dei canali legali indispensabili all’efficace smantellamento della rete dei trafficanti.  

  4. La richiesta d’asilo non può essere l’unica modalità di entrata; per cambiare questa situazione bisogna da una parte ampliare le nozioni di protezione internazionale e umanitaria e dall’altra aprire vie di entrata regolare non di protezione, ma di progetto migratorio volontario.

  5. Avviare un percorso stringente finalizzato al reale superamento dei CAS e di ogni altra forma di accoglienza emergenziale integrando i servizi di accoglienza nel sistema dei servizi sociali locali migliorando in tal modo il welfare per tutti nella sua capacità di fornire servizi di inclusione basati sulla partecipazione sociale e politica dei migranti, anche in coordinamento con il mondo del volontariato e dell’attivismo sociale evitando approcci meramente assistenziali.

  6. Le dimensioni anche numeriche della presenza di persone che hanno subito traumi estremi nonché le vittime di tratta, rende questo tema non una questione tecnica per addetti ai lavori, ma una questione sociale di grande respiro, che richiede metodologie di intervento competenti e innovative attualmente non diffuse.

  7. Prevedere una reale trasparenza delle politiche pubbliche riguardanti le politiche migratorie a livello internazionale rendendo pubblici gli accordi, anche di polizia, i protocolli d'intesa, e i programmi con Paesi terzi con i relativi finanziamenti .

  8. Creare spazi di incontro e formazione per progettare percorsi contro l’odio e l’esclusione.

  9. Sfidare la narrazione razzista e tossica del noi contro loro e il discorso di odio, attraverso un’informazione corretta in linea con i principi della Carta di Roma e una comunicazione positiva del fenomeno migratorio che restituisca protagonismo ai migranti.

  10. Un potenziamento dei servizi di consulenza e supporto legale che favoriscano l'effettivo accesso delle  persone offese alla giustizia .



Molti altri sono i temi emersi e li renderemo pubblici nei prossimi giorni.
Oltre agli appuntamenti che le tante realtà locali potranno organizzare nei loro territorio, il Forum lancerà a breve appuntamenti nazionali e internazionali. Il primo possiamo già annunciarlo oggi:
il 31 gennaio porteremo le proposte del Forum a Bruxelles, al Parlamento Europeo.
Solo uniti, in tanti e tante ce la possiamo fare. 

E da oggi lo siamo.




Per info e contatti


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DESTINITY - il suo destino è il nostro.

Perché non posiamo più aspettare ad agire.


Potremmo spendere pagine e pagine per alzare il nostro urlo di dolore per Destinity e per tutte e tutti i Destinity vittime della Fortezza Europa. Sarebbe giusto e necessario.
Ma siamo arrivati ad un punto tale per cui indignazione e domande non bastano più.
E’ arrivato il tempo delle alternative e delle risposte.

Ci rivolgiamo a tutti gli esseri umani che non accettano di vedere la propria condizione umiliata da scelte politiche che ci costringono ad accettare conseguenze disumane.

Ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono reagire a questo ordine delle cose.
A chi sente vibrare la pelle e tremare il cuore quando pensa che noi stiamo accettando la morte di madri incinte, bambini, ragazzi e ragazze che stanno commettendo l’unico errore di volersi muovere e che spesso devono muoversi.


Dobbiamo avere la forza di immaginare e proporre un sistema diverso, che non abbia come inevitabile conseguenza l’umiliazione dell’umanità e la violazione delle vite e dei diritti.

Perché oggi il sistema “democratico” con cui la questione migratoria viene gestita prevede strutturalmente queste conseguenze.
I gendarmi francesi che hanno riportato indietro Destinity non verranno processati.
Hanno agito secondo un ordine operativo ben preciso.
Così come i militari e i funzionari italiani che gestiscono le operazioni sul confine libico non verranno processati. 
Nemmeno conosciamo i loro nomi.
Agiscono per far funzionare le cose come le istituzioni chiedono loro e come l’opinione pubblica accetta che funzionino.
Allora adesso spetta all’opinione pubblica costruire altre risposte.
Risposte che abbiamo il coraggio di non parlare di “diritti dei migranti”, perché tale definizione tematica costituisce un ghetto mediatico, che ci sta allontanando dal centro della questione.

Dobbiamo mettere al centro la nostra dignità comune, il coraggio di non rinunciare a principi di civiltà che continuiamo a ritenere fondamentali nelle nostre vite ( o siamo pronti ad essere detenuti o uccisi anche noi perché vogliamo viaggiare?).
Dobbiamo mettere al centro la giustizia sociale, quella che prevede che le ricchezze vanno distribuite verso chi ne ha bisogno, al di là delle proprie origini etniche, e che i privilegi e le furbizie fiscali non vanno invidiati, ma combattuti.
Dobbiamo mettere al centro i principi di solidarietà, che non significa essere caritatevoli con i poveri, ma distribuire fatiche e vantaggi, impegni e diritti in modo equo in diversi territori, senza proteggere luoghi di elite e schiacciare periferie a cui affidare tutti i pesi sociali.
Dobbiamo mettere al centro il diritto alla mobilità, alla scelta personale di raggiungere un luogo dove c’è qualcuno che ti aspetta o dove sai che c’è lavoro o dove hai voglia di studiare, facendo diventare questo diritto un perno di cambiamento dell’ordine delle cose, con il coraggio di farlo diventare principio capace di guidare scelte pragmatiche di gestione del fenomeno migratorio che riguarda le vite di tutti noi (alzi la mano chi fa parte di una famiglia dove tutti sono stati o sono “a casa sua”).

Dobbiamo insomma avere il coraggio insieme di studiare e avanzare proposte.
Partendo dai territori e puntando ad incidere a livello europeo.
Come? Con un partito nuovo? Nossignori, con un movimento di opinione, di azione e di pressione sociale.
Non un movimento per i migranti.
Un movimento per la dignità umana e la giustizia sociale di tutti noi.
Non dobbiamo aiutare i migranti, dobbiamo toglierci da questo imbuto maledetto che ci costringe ad accettare la morte di Destinity come conseguenza strutturale della nostra protezione. Nostra di chi? Quale protezione?

In dieci città si sono riunite decine di persone che hanno dato vita ai Forum Territoriali.
Ognuno ha eletto un rappresentante che fa parte del coordinamento nazionale insieme ai rappresentanti delle organizzazioni che hanno fatto nascere il Forum (MSF, Amnesty International, Naga, Banca Etica, ZaLab).
Il coordinamento nazionale si è messo in contatto con movimenti europei che hanno gli stessi scopi.
Stiamo costruendo una mobilitazione europea in questa direzione che da maggio a fine anno cercherà di far crescere idee e proposte. 

Molte persone che fanno parte di questo percorso sono operatori dell’accoglienza, educatori, assistenti legali, mediatori interculturali, perché agendo da anni su questo territorio conoscono bene la situazione e ne comprendono le tragiche dinamiche. Ma anche tanti cittadini semplici si stanno unendo al percorso.
Se abitate nelle città dove il Forum già esiste (Milano, Verona, Bolzano, Padova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Caserta, Potenza) prendete contatti e partecipate agli incontri che nelle prossime settimane prepareranno la mobilitazione europea.
Se nella vostra città il Forum non si è ancora formato potete farlo voi direttamente.
Scrivete a percambiarelordinedellecose@zalab.org e vi daremo le informazioni necessarie.

Invitiamo anche le ONG, associazioni, organizzazioni sindacali, cooperative interessate al percorso di aderire. Ma non ci basta un’adesione formale, non raccogliamo firme on line, costruiamo azioni e percorsi off line, città per città verso il cuore d’Europa. Quindi vi chiedo o di nominare un vostro rappresentante che partecipi al coordinamento nazionale stabilmente (se siete un’associazione nazionale) o di prendere contatto con i Forum territoriali o di aiutarne la nascita se ancora non ci sono.

Dopo anni di incontri, dibattiti, discussioni ora è arrivato il tempo dell’azione comune e della proposta.
Se no saremo sempre solo capaci di fare post di indignazione su Facebook ed è assolutamente inutile, perché su Facebook vincono le parole d’ordine e le parole d’ordine fanno vincere i signori della paura o ci costringono agli slogan umanitari, che non sono ciò che ora ci serve.

Proviamoci tutti insieme e subito, se la dignità umana ci sembra ancora un principio importante.